E’ molto difficile stabilire con precisione la data di costruzione della nostra chiesa parrocchiale di Salve. 

 

L’antica chiesetta che si ipotizza risalire al VI secolo, comprendeva lo spazio della campata che attualmente precede l’altare maggiore.

Questa chiesetta, dedicata al SS. Salvatore, poteva ospitare circa 250 fedeli.

 

Giunti alla fine del XVI secolo però, quando la popolazione di Salve superò i mille abitanti, si rese indispensabile un ampliamento.

Nel 1577 pertanto iniziarono i primi lavori che terminarono ben 13 anni dopo.

Nel 1593 durante l’arcipretura di don Giovanni Valentini vennero collocati gli infissi delle porte d’ingresso e furono scolpiti, sul fregio della cornice che adorna la porta che fronteggia la piazza, i seguenti versi: “Hic aditus Salve, haec stat ianua semper aperta. Vos ergo hic summo reddite vota Patri.” 

 

Il campanile dell'antica chiesetta del SS. Salvatore

 

Nel 1628 con don Francesco Maria Alamanni venne acquistato l’organo costruito da Giovanni Battista Olgiati di Como e Tommaso Mauro di Muro Leccese.

L'organo è posto in alto lungo la parete sinistra della chiesa.

La cassa, di forma rettangolare, è in legno intagliato e dorato ed è sormontata da un frontone spezzato. Molto eleganti sono le decorazioni costituite da motivi geometrici, vegetali e figure di putti alati

 

Nel 1653  fu costruito, ad opera dello scultore leccese Angelo Ricciardi, l'Altare di San Nicola, costellato di statue in pietra leccese raffiguranti S.Nicola, S.Sebastiano, S.Rocco e la Madonna.

All'inizio del secolo scorso, le statue in pietra leccese vennero sostituite con delle altre realizzate in cartapesta.

Il vecchio campanile

con la torretta per l'orologio

  

Durante l'arcipretura di Don Giuseppe Valentini, dal 1669 al 1672, fu costruita la campata dell’abside.

Fu lo stesso arciprete ad interessarsi  della realizzazione del campanile, della torretta per l’orologio e del coro in legno.

Vennero quindi stuccate e indorate  la volta e le pareti dell'abside, nella quale trovarono degna collocazione parecchie opere del frate Angelo da Copertino, famoso per essere stato dal 1658 al 1668 Conservatore delle Pitture Vaticane e per aver dipinto quadri per diverse chiese del Salento. 

  

Sempre nel nostro comune, nel Convento dei Frati Cappuccini, frate Angelo da Copertino realizzò la bellissima pala d'altare "Visione di San Francesco" che oggi è custodita nella nostra Chiesa Matrice (foto a destra).

 

Nel 1683 fu iniziata la costruzione del Cappellone di S. Antonio da Padova , oggi Altare del Crocefisso (foto a sinistra).

 

Nel 1694 venne costruito il Pulpito ligneo caratterizzato da una  cassa a cinque facce e decorato in foglia oro su bianco con motivi floreali e vegetali.

  

Nel 1704 avvenne la realizzazione delle decorazioni e degli stucchi ad opera di Cesare Penna junior sulla volta antistante il presbiterio che, l'anno successivo, fu impreziosita da alcuni affreschi eseguiti dal Sac. Giuseppe Andrea Manfredi.

   

   

 

(Foto Serafino)

 

Nel 1716 venne acquistata la bellissima statua lignea della Madonna del Rosario. 

Questa statua ha un'origine controversa: secondo alcune ipotesi, infatti, la sua provenienza sarebbe veneziana, secondo altre napoletana e, in particolare, sarebbe opera dell'artista Nicola Fumo.
Il suo viaggio verso Salve, fu particolarmente avventuroso, visto che la nave che la trasportava naufragò. La statua fu tuttavia  recuperata e restituita ai fedeli salvesi.

 

Il cornicione e gli stucchi sulle volte delle campate poste ad occidente furono realizzati nel 1739.

 

Nel 1770, realizzato in stucco e marmo, fu eretto un monumento al "Beato" Alessandro Cardone, inquadrato entro una cornice mistilinea ed al di sotto del quale è posta un'epigrafe in suo onore.

 

E' del 1781 invece, la costruzione dell'Altare dell'Immacolata (foto a destra) mentre quello di San Vito fu realizzato nel 1807.

 

Verso la fine del XIX secolo venne ammodernato l’altare maggiore in pietra leccese che fu sostituito con dei nuovi marmi colorati, mentre il pavimento della chiesa fu fatto con il bianco ed il nero di Carrara. Questi lavori vennero ultimati nel 1885.

(Foto Serafino)

 

Nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre del 1931 un incendio bruciò tutti gli scanni del coro e le altre suppellettili ivi presenti.

Nel 1950 venne realizzato il nuovo prospetto della chiesa di Salve, mentre nel 1954 fu costruito il nuovo campanile.

        

   

Il nuovo prospetto della chiesa di Salve

(Foto Serafino)

      

A partire dal 1975, anno di nomina del nostro attuale Arciprete,don Lorenzo Profico, ha avuti l'avvio una serie di opere e di interventi  che hanno contribuito a portare la nostra Chiesa Matrice in uno stato di grande splendore.

  

Nel 1976 è stato posizionato, al centro della parete di fondo dell'abside, un Crocefisso ligneo opera dello scultore Giuseppe Stuflesser di Ortisei.

     

Il restauro dell'Organo Olgiati-Mauro è stato realizzato nel 1978 sotto la supervisione del M° Prof. Luigi Celeghin.

L'Organo, che si compone di 393 canne metalliche tutte martellate a mano, risulta essere l'organo funzionante più antico della Puglia e fra i più antichi d'Italia.

 

Nel 1983 delle nuove vetrate istoriate policrome sono state collocate nei tre grandi finestroni dell'abside; nello stesso anno sono stati collocati sul presbiterio l'ambone, l'altare ed il fonte battesimale realizzato in legno intarsiato e dorato.

Nelle altre campate venivano sistemate le 14 stazioni della Via Crucis, opera dello scultore A. Santifaller.

Dello stesso periodo sono il portacero, un candelabro e varie appliques in ferro battuto opera del maestro Nicola La Gioia.

  

Nell'immagine a sinistra si può ammirare un'opera del Prof. Vito Russo che è collocata nella sacrestia della nostra chiesa.

Il dipinto, un acrilico su tavola, raffigura "Il Risorto sul Lago di Galilea".

   

Ma le due tele più importanti realizzate dal Prof. Vito Russo sono state collocate rispettivamente, nel 1989 e nel 2000, sulle pareti laterali del presbiterio della Chiesa di Salve.

  

La moltiplicazione dei pani e dei pesci

 

Nel primo quadro i colori sono illuminati dalla luce mediterranea delle nostre giornate  di tramontana primaverili.

In primo piano un grande sasso con cinque pani e due pesci mentre la figura di Gesù è posta al centro della tela.

La posizione dei corpi davanti a Gesù è messa in modo tale da sottolineare la dinamica del suo passaggio.

Fra i personaggi si riconoscono alcuni volti di salvesi a noi cari. Tutte le piante e gli animali riprodotti sono ripresi dalle nostre campagne e dalla vegetazione spontanea. 

Il pane è quello tipico che profumava le strade di Salve fino a pochi anni fa; il pesce dei nostri mari è messo in uno di quei nostri tradizionali piatti d'argilla. E non poteva mancare il famigliare "ummìle" di terracotta.

  

Grande risalto è dato alla strada in roccia viva. I muri a secco intessono lo spazio che accoglie le figure e si allontanano con esse sulle colline retrostanti, da dove qua e là, si affacciano le pajare ed un'aia.

Gli apostoli girano fra la folla con le  caratteristiche "panàre" ed, in alto a destra, si nota la masseria "Don Cesare". 

   

Le nozze di Cana

  

La seconda tela è pervasa dalla luce e dai colori caldi dell'autunno e del periodo della vendemmia.

La scena è ambientata in un'antica masseria vicino Salve.

I due tavoli paralleli, uno più lungo dell'altro, sono uniti in fondo ad "U". 

Al centro si nota Cristina, la sposa vestita di bianco, che saluta con un gesto ed un sorriso.

A destra la Madonna, in maniera sommessa suggerisce al figlio che il vino è finito, e Gesù apre le braccia sul tavolo con un gesto arrendevole.

L'uomo in primo piano che versa il vino ha assunto le sembianze di Gesù, perchè realizza la sua volontà; tali sembianze sono ripetute tre volte secondo il concetto che Gesù è in ognuno di noi.

 

Tutti partecipano emotivamente all'avvenimento. I cibi, i piatti, i contenitori per il vino ed i frutti sono quelli tipici della nostra terra.

Le nuvole in cielo, in forma di cirri, si dispongono a raggiera coronando, insieme al pergolato, la composizione prospettica della scena...

  

Il Cristo flagellato alla colonna

  

E' una statua in pietra leccese realizzata ai primi del '600 dallo scultore e maestro intagliatore gallipolino Vespasiano Genuino.

Collocata fino al 1885 sull'altare maggiore, venne spostata inizialmente presso la sacrestia, quindi nella ex Cappella di S.Vito in via F. Veneri.

Nella prima metà del secolo scorso venne poi collocata in campagna tra le località Serrazza e Fani, dove fu costruita una nicchia in pietra leccese.

Trafugata da ignoti nel 1990, è stata ritrovata nel settembre del 1999.

In occasione della Pasqua dell'anno 2000 è stata ricollocata sul presbiterio della nostra chiesa (Foto Serafino).

    

Il nuovo coro ligneo

   

Un nuovo coro ligneo è stato installato nel presbiterio della nostra chiesa matrice nella primavera del 2004 a più di 70 anni dall'incendio che distrusse quello originario. 

La nuova bellissima opera è stata realizzata in noce boliviano dall'artigiano Giuseppe Valente di Miggiano (Lecce) ed è composta da 22 scanni.

  

 

 

 


      


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