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Storia di Salve


  

Primi insediamenti umani

  

Alcuni ritrovamenti preistorici (resti faunistici fossilizzati, schegge di arnesi di selce, ecc...) rinvenuti nella Grotta Montani, sono stati la chiave di lettura per determinare con una certa esattezza, la datazione dei primi insediamenti umani nel territorio di Salve.

  

  

Le Grotte Montani

(Foto: Marcello Fersini)

    

In particolare, nel saggio di scavo effettuato nel 1973, furono rinvenuti raschiatoi, limace e punte, insieme ad oltre 4000 reperti ossei appartenenti ad animali come il bue, il cinghiale, l'elefante, il rinoceronte, il cavallo, il cervo, la tartaruga, il coniglio, ecc...

Tutte specie, queste che, nel periodo musteriano, vennero cacciate dall'Homo di Neandherthal che abitò il nostro territorio circa 60.000 anni fa.

  


La Messapia

Messapia è il nome che fu anticamente assegnato al territorio del Salento. Il geografo greco Strabone in uno dei suoi brani definì gli abitanti di questa regione come "messapi" ovvero "coloro che abitano tra i mari".

La tradizione vuole che due siano le ipotesi sull'origine dei Messapi: alcuni storici sostengono un'origine cretese, mentre altri ritengono che i messapi siano giunti dalla vicina Illiria.

Oggi si può tranquillamente affermare che nessuna delle due ipotesi tradizionali risulta in contrasto con gli studi e le testimonianze fornite dall'archeologia moderna. 


L' insediamento messapico della Chiusa ai Fani

I Messapi hanno abitato il territorio di Salve sin dall’età del Bronzo.

Ricercatori ed archeologi dell’Università di Sidney, in collaborazione con l’Università di Lecce, hanno condotto, a partire dal 1987, un’esplorazione sistematica del sito messapico arcaico della "Chiusa" presso la Masseria dei Fani.

 

Grazie agli scavi effettuati è stato possibile ipotizzare una ricostruzione delle fasi principali dell’insediamento.

 

(Foto: R. Negro)

  

Il primo insediamento si ebbe intorno al 1550 a.C., ad opera di abitanti giunti, probabilmente, da un villaggio vicino ed attratti sul luogo dalla presenza di una sorgente d’acqua dolce. I frammenti rinvenuti fanno supporre che le prime capanne fossero costruite con rami e fango.

Abbandonato verso il 1400 a.C., per ragioni ancora oggi sconosciute, il sito rimase disabitato sino al 900 a.C.

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Gli abitanti del secondo periodo (Età del ferro iniziale), vivevano in capanne di pianta ovale realizzate con mattoni di fango essiccati e con un tetto di rami e paglia. L’economia dell’insediamento era basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame.

All’inizio del VII sec. a.C., il villaggio venne nuovamente abbandonato.

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Soltanto verso il 550 a.C. ,l’insediamento tornò ad essere abitato. Questa volta le "abitazioni ", di pianta rettangolare, realizzate con mattoni essiccati al sole erano coperte da tegole in terracotta.

Un muro di recinzione realizzato con grosse pietre, largo sino ad otto metri ed alto quattro, cingeva l’abitato, cui si poteva accedere esclusivamente da una imponente porta.

Numerosi reperti relativi a questo terzo periodo sono stati rinvenuti alla Chiusa; frammenti di vasi ed anfore, iscrizioni messapiche con caratteri greci dal significato ancora oscuro, frammenti di ossa, un’immagine di Dionisio, ecc..

Questo villaggio messapico fu abbandonato definitivamente intorno al 470 a.C. a causa, probabilmente, del periodo critico che l’intera Messapia stava attraversando, contrassegnato dai ripetuti scontri con la colonia greca di Taranto.

   



L' insediamento di Spigolizzi

L'insediamento protoappenninico di Spigolizzi è  situato nei pressi delle masserie "Spigolizzi" e "Profichi" a circa 100 m. su livello del mare.

Per periodo protoappenninico, si intende quella prima parte del Bronzo Medio (XVI-XV sec. a.C.)  che abbraccia l’intero Meridione d’Italia, nel quale si delinea una crescita numerica degli insediamenti a scapito del fenomeno del nomadismo che aveva largamente caratterizzato il periodo precedente.

Da una raccolta di superficie, effettuata negli anni '60 dal gruppo speleologico "De Lorentiis", sono stati rinvenuti, a Spigolizzi, numerosissimi reperti ceramici e faunistici.

  

(Foto: R. Negro)

  

I reperti faunistici appartengono prevalentemente ad animali domestici come bovini e caprini, testimoni di una attività agricolo-pastorale tipica del periodo storico.

Fra i reperti ceramici rinvenuti ricordiamo frammenti di anse, piatti, tegami, ciotole, olle e vasi.

Dalla presenza di numerosi frammenti di intonaco inoltre, si presume che il villaggio di Spigolizzi fu costituito da una serie di capanne.

  


         

Le antiche cittadelle di Cassandra e del Casale

Menzionata da storici quali il Tasselli, il Marciano, il Carafa, la cittadella di Cassandra era situata sulla collina oggi denominata "Profichi", non lontano dal Canale del Fano.

Cassandra, da molti identificata come l'insediamento di Spigolizzi, fu, secondo la leggenda, la città nella quale c’era il mulino che macinava le pepite d’oro.

Fiorente centro abitato, dedito alla produzione di olio e vino, fu distrutto nel 548 d.C. ad opera dei Goti.

Tra i pochi reperti rinvenuti alcune tombe (scoperte verso la fine del 1800) ed un tesoretto costituito da un centinaio di monete d’argento del IV e III sec. a.C., contenute in un vaso di creta.

  

In territorio di Salve ci fu un altro antico centro messapico del quale, purtroppo, non si conosce il vero nome. Ai tempi del Tasselli questo piccolo centro venne chiamato Casale San Biagio in quanto nel XVI secolo sorse nelle vicinanze una cappella dedicata a "Santu Lasi".

Il Casale era lambito dall’antichissima strada messapica che congiungeva Vereto con Ugento che in seguito, ampliata e restaurata dall’Imperatore Traiano, fu ribattezzata Via Traiana.

Pochi i ruderi rinvenuti a causa dei ripetuti lavori di dissodamento e bonifica del territorio effettuati nel corso dei secoli per esigenze agricole. Tra questi alcune tombe, delle monete di Graziano, frammenti d’anfore e parte di un bassorilievo con didascalia messapica rinvenuto per caso nel 1924 durante i lavori per la piantagione di un vigneto. Il frammento della misura di 60 x 40 cm fu consegnato al Museo di Gallipoli. 

  

  

Immagine del bassorilievo rinvenuto nel 1924

(Immagine reperita da "Salve, Storia e Leggende)

  

Si suppone che il Casale venne abbandonato dai suoi abitanti intorno al VI secolo dopo Cristo a causa di una pestilenza oppure, come già avvenuto per Cassandra, a causa della furia devastante dei Goti.

  


Fondazione di Salve

In seguito agli sviluppi della quarta Guerra Sannitica, i Romani conquistarono prima Taranto (nel 272 a.C.) e successivamente la Messapia nel 267 avanti Cristo.

La storia narra che con la consueta spartizione delle terre conquistate, che Roma faceva alle truppe vittoriose, sorsero, anche nel Salento dei villaggi che presero il nome dei legionari che ne furono fondatori.

La tradizione vuole che Salve nacque sulla terra data in premio a Salvius, centurione romano nel 267 a.C.

Il centro storico di Salve

(Foto: R. Negro)

Cenni storici

Qualche secolo più tardi Salve si ingrandì includendo il feudo e gli abitanti di Cassandra e del Casale, fuggiti dai loro centri abitati distrutti. I rifugiati preferirono rimanere a Salve e non ricostruire le loro case abbattute, anche per allontanarsi da quelle paludi, fonti di malaria e di morte, esistite sino alla prima metà del secolo scorso.

Stemma Civico di Salve

Facciata della Chiesetta "S. Lasi"

(Foto: R. Negro)

Nel IX secolo d.C. iniziarono, anche nel Salento, le scorrerie dei Saraceni. Per difendersi da queste incursioni i Salvesi iniziarono la costruzione delle mura. Quattro grandi porte, sorvegliate da sentinelle, permettevano l’accesso all’abitato.

In pieno medioevo giunsero a Salve i monaci Basiliani. Per sfuggire ai funzionari bizantini, i Basiliani si rifugiarono nelle campagne, dedicandosi alla preghiera, allo studio ed all’agricoltura.

Ancora oggi, lungo il Canale del Fano, si possono ammirare le loro cripte, affrescate con immagini sacre, dove i monaci si riunivano in preghiera.

E’ al tempo della dominazione Normanna o Sveva (XI – XIII secolo) che, probabilmente, i salvesi crearono il loro stemma civico, formato da una S su cui è posata una colomba bianca con un ramoscello d’ulivo nel becco.

      

Per difendersi dagli attacchi dei pirati Turchi, i salvesi costruirono un piccolo ma ben munito Fortilizio, terminato nel 1415, avente quattro torrioni angolari e con un fossato davanti alla porta d’ingresso, munita di ponte levatoio.

E’ in questo periodo che le autorità spagnole decisero di iniziare la costruzione delle torri costiere. Quella posta in territorio di Salve, la Torre dei Pali, fu ultimata nel 1563. Costruita su uno scoglio isolato, circondato dall’acqua, ad una ventina di metri dalla riva, questa torre era unita alla terraferma da uno stretto ponte in muratura.

Nella stessa epoca furono erette delle torri sia nel centro abitato, nelle abitazioni delle famiglie più benestanti, sia nelle numerose masserie sparse nel feudo.

La torre dei Montano

in via Persico 

  

Salve. L'organo del 1628

(Foto: Serafino)

Nel 1582 iniziarono i lavori per la costruzione del Monastero dei cappuccini, il primo nel Capo di Leuca, che ospitò i monaci per tre secoli, fino alla fine del 1800.

Nel 1628 i Salvesi acquistarono un organo per la Chiesa di Salve. Opera dei maestri Giovan Battista Olgiati da Como e Tommaso Mauro da Muro, l’organo, oggi perfettamente funzionante, orgoglio e vanto dell’intera comunità, risulta essere il più antico delle Puglie e tra i più antichi d’Italia.

Oggi, dopo la bonifica delle paludi del nostro litorale costiero avviata negli anni '30, la principale attrattiva del territorio di Salve sono divenute le sue spiagge.

Le località marine di Pescoluse, Posto Vecchio, Torre Pali e Lido Marini, durante la stagione estiva, sono affollate dai turisti, attirati dalle acque limpide del mare e dalle nostre bellissime spiagge di sabbia dorata.


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